venerdì 30 novembre 2007

Ne vogliamo parlare?...E parliamone.

Stamattina ho assistito ad una conferenza sull'informazione, la comunicazione e la pubblicità. Devo dire argomenti abbastanza interessanti. Il relatore si è trovato di fronte ad un piano b (assenti i corrispondenti televisivi previsti per oggi, si è trovato, diciamo, ad improvvisare). Sarò sincera, non mi sono trovata d'accordo con varie parti del suo discorso (né tanto meno con alcuni interventi fatti), ma la cosa ha fornito molti spunti di riflessione.

Il primo argomento, e forse il più toccato, è stato la LIBERTÀ D'INFORMAZIONE. Si ma quanta? Ha detto che l'Italia nella classifica mondiale non è proprio mal messa (noooooooo siamo solo al quarantesimo posto della Freedom House).
Poi, si è passati alla CENSURA (giustamente dopo la libertà che ci può stare?). L'intervento di un ragazzo ha sollevato una questione molto delicata: una ragazza, di sua conoscenza, ha preferito rinunciare alla carriera giornalistica piuttosto che dover essere obbligata a non trattare determinati argomenti. Ora va bene che non esista una imparzialità, che ci sia un compromesso sull'attinenza dei contenuti, ma la censura proprio no. Se fossi stata nei panni di quella ragazza, altro che lasciar perdere.....!!!
Censurando alcuni argomenti si giunge inevitabilmente al DEVIARE i canali d'informazione. Cioè ad un certo punto, non è più il lettore che sceglie la notizia da leggere, ma è il giornale a fargli credere quale sia più importante. Mi spiego. Credo che al giorno d'oggi non si rincorra più la verità, ma il lettore, un pubblico sempre più ampio, l'audience come direbbero in tv (quello poi altro argomento scottante). E molto spesso per catturare l'attenzione del lettore si "LUCRA" sulle tragedie umane.
Ad esempio, spesso i telegiornali o i giornali stessi dedicano pochissimo spazio alle notizie per le quali non vogliono attenzione, facendoci credere che siano meno importanti. Certo, è vero che l'informazione è standardizzata (cioè le notizie, in linea di massima, sono sempre le stesse per tutti i giornali) ma, in un caso di cronaca, arrivare a condannare una persona come assassino per avere un titolo ad effetto, distrugge l'etica stessa dell'informazione. Sbaglio o per la legge l'imputato è innocente fino a prova contraria? (Ora voi mi dovete dire come può essere giudicato qualcuno ad indagini ancora aperte!)...Ha ragione Hellen, ormai una "notizia fa notizia" solo con le magiche tre S ( Sesso, Soldi e Sangue...soprattutto Sangue)

Il relatore ha aggiunto che in passato, a tutelare la questione morale, c'era la CARTA DI TREVISO, ma che questa, via via, ha perso efficacia. Ma questo protocollo, regolava per la maggior parte solo la sfera minorile. E i diritti dell'uomo? Mica solo i bambini vanno tutelati?

E allora a questo punto, qual è la responsabilità del giornalista? Se è il lettore a volere l'informazione, anzi a volere la verità...perché la percezione è sempre diversa dalla realtà dei fatti?

Comunque, il fatto che io abbia avuto tali considerazioni sull'incontro di stamane, significa che è risultato interessante e stimolante, anche se un po contraddittorio con la realtà.
Non voglio fare di tutta l'erba un fascio, credo che i giornalisti non siano tutti a caccia del numero di copie vendute.
Credo che ci sia chi scrive cose interessanti ma non ha abbastanza spazio per divulgarle a tutti.

PS: Per chi fosse interessato al mondo del giornalismo, consiglio di dare un'occhiata alla legge 150 del 2000, che disciplina le attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni.

1 commenti:

Hellen ha detto...

decisamente sì, ne vogliamo parlare.
...e così facendo ne sono usciti due post diversi, ottimo!
questo vuol dire che possiamo anche diventare giornaliste tutteddue monamour, finchè non ci incrociamo sui punti di vista non ci calpestiamo il mercato a vicenda....e io veryveryhappy.
ma per giornalismo meglio bologneshi o meglio turineshi?anz forse meglio milaneshi.....

e infine
we've got the power!
(cone la musichetta di 'una settimana da dio'):P

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