giovedì 5 giugno 2008

Rileggendo un po' i classici

"(...)Il signor cavaliere innamorato di me? Egli lo nega, e negandolo in presenza mia, mi mortifica, mi avvilisce, e mi fa conoscere la sua costanza e la mia debolezza. Confesso il vero, che se riuscito mi fosse d'innamorarlo, avrei creduto di fare la maggior prodezza del mondo. Un uomo che non può vedere le donne, che le disprezza, che le ha in mal concetto, non si può sperare d'innamorarlo. Signori miei, io sono una donna schietta e sincera: quando devo dir, dico, e non posso celare la verità. Ho tentato d'innamorare il signor Cavaliere, ma non ho fatto niente.(...)"

(Mirandolina; La locandiera di C. Goldoni)



"(...)E son tuoi fatti egregi
le pene e i pianti nostri.
Ma tu, d'Amore e di Natura donno,
tu domator de' regi,
che fai tra questi chiostri
che la grandezza tua capir non ponno?
Vattene e turba il sonno
agl'illustri e potenti:
noi qui, negletta e bassa
turba, senza te lassa
viver ne l'uso de l'antiche genti.
Amiam, ché non ha tregua
con gli anni umana vita, e si dilegua.

Amiam, ché 'l sol si muore e poi rinasce;
a noi sua breve luce
s'asconde, e 'l sonno eterna notte adduce.(...)"

(S'ei piace ei lice di Torquato Tasso)

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